Laputa – il castello nel cielo

cc_feb_32_post1

La nostrana riscoperta del grande Miyazaki continua. Dopo Aver editato in italiano Porco Rosso e Il mio vicino Totoro è la volta di Laputa – Il castello nel cielo. Certo, ci sono voluti un premio Oscar, un Leone d’Oro e ben 26 anni per vedere sui grandi schermi del Belpaese questo piccolo gioiello del cinema d’animazione, ma tant’è… onore alla Lucky Red

Io ho sempre sostenuto, probabilmente anche con un filo di partigianeria, che l’animazione nipponica, e in particolare lo studio Ghibli, stessero qualche spanna avanti a tutti (non è un caso comunque se diversi esponenti politici giapponesi abbiano recentemente affermato che il settore manga/animazione è una risorsa turistico-economica primaria del Sol levante), non solo per la qualità tecnica. Per fare un paragone basta vedere questo Laputa e il contemporaneo Basil l’investigatopo della Disney.

Tuttavia è una diatriba che non ha motivo di esistere: Miyazaki stesso ha dichiarato che l’immaginario e l’animazione Occidentale per lui sono da sempre fonte di ispirazione e confronto, e dall’altro lato diversi disegnatori, registi e animatori Pixar hanno più volte espresso la loro ammirazione per il regista nipponico e le produzioni Ghibli.

Detto questo, non vi dico che gioia per gli occhi poter apprezzare questo film in una grande sala. Per me che ero riuscito già a vederlo diversi anni fa in divx, figurarsi per chi non l’aveva mai visto.
Laputa ti catapulta subito in questo mondo di un tempo non ben precisato (direi un immaginifico inizio ‘900) dove la fanno da padrone macchine volanti, eserciti e pirati.
Un mondo dove la salvezza, come in quasi tutte le opere di Miyazaki, verrà da due ragazzini, Pazu e Sheeta, capaci di unirsi in un legame profondo, senza malizia, capace di gesti estremi, disinteressato. Perciò puro.

La salvezza nei film miyazakiani passa sempre attraverso una giovanissima donna, di cui è praticamente impossibile non “innamorarsi”. Dolcissima e determinata, fragile e forte al tempo stesso Sheeta, che atterra letteralmente fra le braccia di Pazu, è come le altre eroine che l’hanno preceduta e che la seguiranno (Nausicaa, Lana, San/Mononoke, Sophie, etc..) il fulcro umano dell’opera di Miyazaki. La donna nuova, colei che si troverà, spesso suo malgrado, a decidere del destino del mondo, o almeno di un mondo.
E il destino del mondo, secondo Miyazaki, passa sempre e comunque attraverso il rispetto della Natura (altro fulcro dell’opera del maestro). Eppure “l’ecologismo” dello studio Ghibli non è quasi mai spiattellato in bella posta. E’ evidente certo, ma funzionale alla trama. La critica verso l’esasperazione tecnologica, la sete di potere così come l’esaltazione dei puri di cuore sono sia la retorica che la cifra stilistica del maestro nipponico, che pure è appassionatissimo di aerei (in tutti i suoi film è evidente in particolare in questo Il castello nel cielo), ma non a caso di quegli aerei (e uomini) che hanno fatto la storia del “periodo eroico” dell’aviazione.

Una menzione speciale va ai titoli di coda, suggestivi, bellissimi, romantici, melanconici. Questi oggettivamente anni avanti a tante altre produzioni occidentali (che hanno iniziato a fare cose simili molto più tardi).

Qualcuno faceva notare qualche parallelismo con Avatar, principalmente di tipo “scenografico”, ed effettivamente qualche assonanza c’è. Quella che più risulta evidente però è una somiglianza con la serie “Il mistero della pietra Azzurra”, ed effettivamente cercando info in rete si scopre che il soggetto della serie (che sarebbe dello stesso Miyazaki) altro non è che una versione “allargata” del plot di Laputa.

Ovviamente non mi stancherò mai di inveire contro quelle abnormi teste di cavolo che decidono che siccome è un film d’animazione giapponese, è automaticamente un film per bambini, e siccome – sempre secondo loro – i bambini non vanno al cinema la sera, mettono in programmazione sti capolavori solo alle 4 o alle 6 del pomeriggio… ma che vi pigliasse….

IL CASTELLO NEL CIELO

Titolo originale: Tenkû no shiro Rapyuta
Regia: Hayao Miyazaki
Scritto da:
Genere: Animazione
Anno: 1986
Paese: Giappone
Produzione: Nibariki, Studio Ghibli, Tokuma Shoten
Durata: 124 minuti
Cast: Yul Brynner, Eli Wallach, Horst Buchholz, Steve McQueen, Charles Bronson, Robert Vaughn, James Coburn.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...