Into the Wild. Nelle terre selvagge

intothewild

Sean Penn porta sullo schermo il romanzo di Krakauer sulla vita di Christopher McCandless, giovane dal futuro promettente che subito dopo la laurea lascia tutto per vagabondare per gli Stati Uniti con lo pseudonomo di Alexander Supertramp.
Un film lungo e impegnativo ma non noioso, che si sofferma forse troppo su alcuni particolari e gioca con i flash back e la divisione in capitoli in maniera intelligente (anche se non originalissima). 
Tuttavia, al di là di ogni espediente cinematografico, e della bravura del regista-sceneggiatore Penn, la parte del leone in un film del genere la fa comunque la storia, la vicenda umana (e in qualche modo epica) di McCandless. 
Non un novello Sal Paradiso (come molti hanno detto) quanto piuttosto un Thoreau contemporaneo, Chris McCandless fugge da una vita (e una famiglia) ipocrita e insensata per cercare il proprio sè a stretto contatto con la natura, senza il superfluo, mettendosi continuamente alla prova.
 Il superamento del viaggiare per il viaggiare è evidente nel momento in cui McCandless/Supertramp decide la sua meta, l’Alaska, uno dei pochi luoghi ancora – quasi – incontaminati, dove può rivivere il mito delle – appunto – terre selvagge, dove l’uomo deve lottare per sopravvivere. Infatti se la fuga individuale è l’imput che mosse il vero Chris McCandless, quello di Hirsch porta con se un carico ulteriore “consapevole”: la coscienza sporca di un’America che ha perso uno dei miti fondanti della sua nascita, quello della frontiera, dell’Ovest, dell’avventura, della vastità del territorio e delle possibilità, in pratica della libertà.
 Pur con diversi spunti che non esiterei a definire adolescenziali (probabilmente presenti pure negli scritti originari e gli appunti di McCandless) la parabola di vita è realizzata benissimo e la crescita del personaggio è evidente fino all’ultima – ma non disperata – presa di coscienza finale. Ma anche fra diverse banalità e ribellismo giovanile la questione è cruciale, e a Christopher McCandless va tutto il merito e il rispetto che si deve ad un “eroe” moderno, ad un uomo coraggioso, a qualcuno che comunque ha lasciato un segno. Se non altro perchè sfrangiando tutti gli aspetti più forzatamente idealistici (e forse stupidi*) la lezione e la provocazione che ci arriva è davvero forte.
Penn ha dichiarato che la sua speranza è che questo film smuova i cuori delle nuove generazioni, troppo spesso impigriti dai mille comfort e certezze “medio borghesi” della cosiddetta vita civile. Io credo che abbia le carte in regola per farlo, purchè non ci si lasci vincere dal facile sentimentalismo e la vicenda umana del protagonista sia lo spunto per una riflessione e una commozione autentica. La voglia di partire la mette.
Molto bravo Hirsch che aveva già dato prova di se nella parte di Jay Adams in Lords of Dogtown.
Bellissima la colonna sonora di Eddie Vedder.
Ovviamente strepitosi i paesaggi e la natura.
Merita decisamente la visione.

* McCandless provato e presumibilmente denutrito, è stato trovato morto nel “magic bus” che si trovava ad un’ ora di cammino da un rifugio, ma egli, non avendo mappe con se, non lo sapeva. Questo con tutta probabilità gli è costato la vita.

film  home

INTO THE WILD


Regia di: Sean Penn
Scritto da: Sean Penn (screenplay); Jon Krakauer (book)

Genere: Avventura, Drammatico
Anno: 2007

Paese: USA
Produzione: Paramount Vantage, River Road Films, Art Linson Productions, Into the Wild, River Road Entertainment
Durata: 148 minuti
Cast: Emile Hirsch, Vince Vaughn, Kristen Stewart, William Hurt, Marcia Gay Harden

il luogo dove si trova il magic bus: Parco Nazionale del Denali
il vero Christopher McCandless nel famoso autoscatto che lo ritrae davanti al bus

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