Sully

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Ogni nuovo film di Eastwood è per me foriero di diverse domande, ma anche almeno di una certezza: non sarà un brutto film.
Sully non fa eccezione.
Chesley Sullenberger, per chi non lo sapesse, è il pilota che il 15 gennaio del 2009, dopo aver avuto un’avaria pochissimi minuti dopo il decollo, face ammarare l’aereo che pilotava sul fiume Hudson.
Sullenberger, Sully per gli amici (ma dopo il fatto per tutti), diviene un eroe per l’opinione pubblica, ma non per la commissione sui trasporti che, nell’inchiesta sull’incidente, sostiene la tesi della deliberata scelta dell’ammaraggio per errore/incompetenza del pilota. Secondo la commissione infatti, Sullenberger avrebbe potuto far ritorno al La Guardia o al limite dirottare su un altro aereoporto nel New jersey, piuttosto che ammarare.
Probabilmente, in mano ad altri registi, la vicenda del volo US Airways 1549 sarebbe diventata un film d’azione oppure un film giudiziario.
Eastwood invece fa una scelta diametralmente opposta e, pur inserendo l’azione (cioè la ricostruzione dei momenti dell’ammaraggio) e l’iter giudiziario, punta la macchina da presa sul comandante Sully, cercando di indagare l’uomo, prima ancora che le scelte come capitano.
Lo stile narrativo è quasi al limite del documentario, ed effettivamente una docufiction sembra, questo film di Eastwood, senonchè, ad uno stile così asciutto fa da contraltare l’animo del capitano Sully, combattuto, animato da una tensione interiore, che poi è la tensione che attraversa tutta la cinematografia di Eastwood regista. Qual’è la cosa giusta da fare?E la lotta con i suoi demoni interiori prende la forma e le sembianze della lotta con la commissione d’indagine.
Eroe suo malgrado, almeno per i media, Sully è un uomo comune (per quanto possa esserlo un pilota d’aerei), che sente terribilmente la mancanza della moglie e delle figlie, confinato nelle stanze d’albergo a New York, in attesa delle udienze. Questo sceglie di filmare il buon vecchio Clint, non includendo le figlie di Sullenberger nell’inquadratura, scegliendo quasi sempre visioni di corridoi e scorci di città con un angolatura stretta, soffermandosi sul viso del capitano (un bravissimo Tom Hanks): la solitudine di un uomo, lontano dai suoi affetti, che da un lato è osannato, dall’altro è processato per la stessa cosa, una scelta fatta. L’unica, per lui, in quel momento, scelta possibile.
Ecco allora che un film che potrebbe sembrare quasi “piatto”, si carica di un’emotività enorme, e da docufiction diventa film d’introspezione che però sa anche regalare scene emozionanti (ma mai gratuite).
E’ possibile scorgerci altro? Magari la visione americana dell’eroe? Si certo, è possibile scorgerci anche questo, ed è per questo che secondo me Sully non è ai livelli di altri capolavori Estwoodiani come Un mondo perfetto, Million Dollar Baby o Gran Torino.
Ma ciò non toglie che Sully sia comunque un ottimo film che, raccontando una storia di cronaca con uno stile quasi documentaristico, sa emozionare.

 

 

SULLY

Titolo originale: Sully
Regia di: Clint Eastwood
Scritto da: Todd Komarnicki (dalle memorie di Chesley Sullenberger)
Genere: Drammatico/biografico
Paese: USA
Anno: 2016
Durata: 96 minuti
Produzione: BBC Films, FilmNation Entertainment, Flashlight Films, The Kennedy/Marshall Company, Malpaso Productions, RatPac Entertainment, Village Roadshow Pictures, Warner Bros.
Musica: Christian Jacob
Cast: Tom Hanks, Aaron Eckhart, Laura Linney, Anna Gunn, Mike O’Malley, Ann Cusack, Jamey Sheridan,

2 risposte a "Sully"

  1. Sono molto d’accordo con te, anche sul fatto che ”Un mondo perfetto” sia il capolavoro Eastwoodiano di cui nessuno parla mai, quando uscì pensai: ”Gioia, Clint ha fatto un capolavoro, la sua carriera da regista è salva”, non sapevo che era il primo di tanti a venire 😉 Cheers!

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