Nadia – Il mistero della pietra azzurra

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Diceva qualcuno che l’amore più grande è quello che non si realizza, quello che non incontreremo mai (o qualcosa del genere). Ecco, questa storia è la storia del mio appuntamento mancato, quasi 30 anni fa, con un grande amore.
A 30 anni esatti dalla prima messa in onda giapponese ho scoperto quello che probabilmente sarebbe potuto essere un grande amore di gioventù, ma che non ho mai incontrato.
Nel ’91 infatti, pur essendo in pratica un coetaneo dei protagonisti, i miei interessi vertevano su altro e tralasciai, guardando di sfuggita ed a tratti 2-3 puntate, quella che è indubbiamente una delle migliori serie mai realizzate.
Nonostante sia dal ’92 che leggo manga e approfondisca il discorso anime, Il mistero della pietra azzurra l’ho sempre snobbato, mea culpa, preferendo generi più “realistici”. Mi è venuto il tarlo di vederlo a 40 anni suonati e, complice la quarantena, ho deciso di recuperare sparandomi tutta la serie ed il successivo film in 3 giorni.
L’unica consolazione è che ho potuto apprezzare l’opera integrale in versione Yamato Video, senza i tagli, le censure e le storpiature di Mediaset.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla genesi:
Agli inizi degli anni ’80 Hayao Miyazaki presenta un progetto alla NHK (l’equivalente giapponese della RAI ), un abbozzo di storia per una serie d’animazione ispirata ai romanzi fantastici di Swift e Verne.
Non se ne fa nulla ed il progetto rimane nei cassetti dell’emittente televisiva.
Qualche anno dopo, lo studio Ghibli (che nel frattempo Miyazaki aveva fondato), ripesca diverse idee da quel progetto e pubblica Laputa – Il castello nel cielo. Un successo.
La NHK si decide così a riprendere in mano il progetto e cerca uno studio a cui affidare la realizzazione, il bando viene vinto dal neonato studio Gainax.
Dei nerdoni incalliti.
Non starò qui a narrare tutte le vicissitudini che hanno segnato la travagliata realizzazione di questo anime, raccontate con dovizia di particolari e meglio di come potrei fare io altrove, sta di fatto che, nonostante l’esaurimento di Anno e il quasi fallimento economico di Gainax (che riuscirà a riprendersi solo qualche anno dopo con Neo Genesis Evangelion), il 13 Aprile 1990 sugli schermi nipponici andava in onda la prima delle 39 puntate di Fushigi no umi no Nadia (Nadia dei mari delle meraviglie).

Mediaset, visto il grosso successo in patria, lo comprò a scatola chiusa e così nel ’91 anche il pubblico italiano potè conoscere le avventure di Nadia, Jean, Marie, King etc…
Ma io non c’ero, me lo persi. Credo m’infastidisse perfino la sigla (che poi ho decisamente rivalutato).

Vi risparmio il riassunto della trama per il banale motivo che se avete visto la serie la conoscete già, se non l’avete vista vi risparmio gli spoiler.
Perché, ovviamente, se non l’avete vista DOVETE rimediare e vedervela (specie se siete fan di Evangelion). Passo subito a dirvi perché me ne sono innamorato.
Già, perché?

Nadia – Il mistero della pietra azzurra non è la trasposizione animata di Ventimila leghe sotto i mari ode L’isola misteriosa,tuttavia i romanzi di Verne non sono solo un banale spunto per i nomi, i protagonisti incontrano un sottomarino che si chiama Nautilus comandato da un tizio che si fa chiamare capitano Nemo, no, è l’atmosfera avventurosa, l’ambientazione da belle époque (almeno delle prime puntate) che è esattamente come trovarsi di fronte ad un romanzo d’avventura di quel tipo.

Alla Gainax hanno fatto un lavoro eccellente in animazioni, sfondi ed ambientazioni.
Ed anche nella costruzione dei personaggi.
Le citazioni, i richiami, gli omaggi e le ispirazioni ovviamente non  si fermano alla letteratura di fine ‘800 anzi, se da un lato la storia si presenta come un romanzo d’avventura e di formazione di tipo classico, dall’altro lato troviamo tantissimi elementi presi a piene mani dalla cultura pop giapponese, dal Vecchio Testamento, dalla mitologia classica, dalla fantascienza distopica.
Alla Gainax sono dei nerdoni, ve l’ho detto.
Quindi dentro Il mistero della pietra azzurra troviamo dei rimandi alla Corazzata spaziale Yamato ad esempio, in particolare nelle strumentazioni del ponte del Nautilus 2 e – in parte – nella caratterizzazione del capitano Nemo che però, se ricorda un po’ il capitano Okita, è praticamente identico all’ammiraglio Bruno J. Global di Macross (vedere per credere), come è palesemente debitore di Macross il mecha del Nautilus II.

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Il capitano Nemo di Nadia – l’ammiraglio Bruno Global di Macross

Possiamo considerare un omaggio anche il character di Electra e la sua mascherina che sono un evidente richiamo a Simone “La Stella della Senna” Lorène , e d’altro canto “La Stella della Senna” è anche il nome che Jean dà a tutti i suoi velivoli.

Che dire poi de “la banda di cattivi che non molla mai”? Dei “cattivi” – che poi cattivi non sono – praticamente perfetti, ingranaggio essenziale della vicenda, avranno il molteplice ruolo di cattivi, mentori, confidenti, eroi ed elemento comico della storia. L’ispirazione qui è lampante: Grandis, Sanson ed Hanson sono una versione più moderna, sfaccettata e realistica del cosiddetto “Trio Drombo” (mi auguro che sappiate di cosa sto parlando, se così non fosse, andate pure qui), ma rimandano anche a Dola e figli di Laputa.
Eh sì, perché com’è ovvio che sia molti aspetti della storia ricordano da vicino Laputa, ed indubbiamente in Nadia – Il mistero della pietra azzurra c’è tanto, ma tanto Miyazaki.
Dal design delle macchine volanti al Gratan,  dalla macrostoria (due giovanissimi ragazzi affezionati l’uno all’altro che si trovano ad affrontare cose più grandi di loro) allo scontro scienza/natura (che in questo caso trova una duplice rappresentazione: da una parte la scienza di Atlantide che riesce a distruggere, dall’altro l’incontro scontro tra i due ragazzi che rappresentano caratterialmente e idealmente questi due aspetti), dalla pietra che porta al collo la protagonista al collegamento che ha con il mistero delle sue origini, la presenza del Maestro aleggia in tutta l’opera (e non poteva essere altrimenti).
Tuttavia (e badate che mai avrei pensato di dire qualcosa del genere) sono forse gli elementi “di distanza” dalla poetica tipica dello studio Ghibli che caratterizzano l’opera a renderla quel piccolo gioiello che è.
Anno e soci sono riusciti a miscelare nel modo giusto il favolistico di Miyazaki con la loro idea di fantastico (decisamente più contorta ed in qualche modo “esoterica”), l’omaggio al passato con la modernità, creando un’opera propriamente loro che, pur con le mille somiglianze ed omaggi, non è “la copia di”.

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L’evoluzione della storia, come visto, ad un certo punto trascende il romanzo d’avventura per inoltrarsi in territori diversi, più vicini al romanzo distopico ed alla fantascienza moderna, e se pure Gargoyle (villan semplicemente perfetto) ricorda Muska o Lepka, e seppure i cappucci dei neo atlantidi sono una perfetta maschera miyazakiana, Jean e Nadia, nonostante qualche somiglianza, non sono Pazu e Sheeta, men che meno Conan e Lana.
In Conan il Ragazzo del futuro e in Laputa, la protagonista è sì legata a doppio filo con l’organizzazione che vuole assoggettare il mondo, ma pure appartenendovi per nascita, la rifiuta completamente fin da subito, è libera da quella soggezione, mentre Nadia no. E Jean, pur invaghendosi di Nadia al primo sguardo e seguendola fin dentro il pericolo, è più propenso a risolvere le cose con le sue invenzioni che con la sola forza di volontà, ed il suo amore per la protagonista è anche di tipo fisico. Ecco una sostanziale, decisiva differenza fra Miyazaki ed Anno, fra lo studio Ghibli e lo studio Gainax: al centro c’è sempre una ragazza, in qualche modo destinata a salvare il mondo, ma mentre Ghibli rappresenta madonne, Gainax tratteggia una donna. Non vi è, nei personaggi femminili destinati a salvare il mondo (praticamente tutti) di Miyazaki alcuna traccia di ambiguità, di cedimento, e l’affetto e l’amore che si instaura tra loro ed il comprimario maschile è completamente casto. Lana, Sheeta, Nausicaa sono donne angelo, bellissime, ma prive di qualsiasi sensualità.
Nadia no. Nadia è capricciosa, volubile, irascibile, gelosa e decisamente sensuale. Nadia è conturbante tanto per Jean quanto per lo spettatore a cui gli animatori regalano dei siparietti che, pur essendo in qualche modo dei fan service, sono funzionali all’interno della storia, da un lato a creare alchimia fra i personaggi, dall’altro a denotare questo carattere sensuale.
Ad averlo visto all’età giusta sicuramente mi sarei innamorato anche io di Nadia?
Sì, sicuramente sì. Perdutamente.
Gainax non nasconde, anzi, l’aspetto sensuale della sua protagonista, ed un certo, seppur minuscolo, aspetto pruriginoso della sua opera, anzi ne fa un punto di forza: anche attraverso questo aspetto infatti Il mistero della pietra azzurra si realizza come opera a sé stante, che somiglia ad altre, ha dentro rimandi a molte altre ancora ma è un prodotto completamente autonomo, ha una sua dimensione ed un suo preciso carattere.
Non stupisce quindi che nel ’91-’92 (e per diversi anni a venire) Nadia usurpi a Nausicaa il posto di eroina (degli anime) preferita dai giapponesi.

 

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non stupisce no…

Non tutte le 39 puntate sono usate per dipanare la macro trama (lo svelamento del mistero della pietra azzurra appunto), alcune sono un momento di pausa dall’avventura, ma quasi nessuna, anche quelle dove ai fini narrativi sembra non succedere nulla, è inutile. Il viaggio dei protagonisti non è solo fisico, ma anche temporale ed introspettivo ed è spesso in questi intermezzi, che donano comunque una certa dinamica al ritmo narrativo, che si ha modo di approfondire i rapporti tra di loro e rendere palesi i mutamenti nei loro caratteri.
In quest’ottica possono essere lette le puntate del cosiddetto “ciclo dell’isola”, tanto vituperate da molti fans.
Ispirate a L’Isola misteriosa, queste sono le puntate più odiate per diversi motivi: almeno una metà di loro non aggiunge nulla alla trama, anzi in alcuni casi sembra che si creino delle vere e proprie incongruenze, graficamente scadenti (sono state realizzate da uno studio coreano in subappalto) furono commissionate in corsa dalla NHK che, visto il successo della serie, voleva allungare il brodo.
Tutto vero, e aggiungerei anche che lo stacco con il ritmo narrativo è talmente netto da farle percepire come corpo estraneo all’opera, però non tutte sono da buttare: nel ciclo dell’isola Nadia scopre molte cose sulla sua identità, il suo rapporto con Jean progredisce e c’è il primo significativo passo di quella che sarà la corsa verso il finale.
Senza contare che con il ciclo dell’isola si ha un ritorno alla dimensione narrativa fantastica classica, quella con cui l’opera era iniziata, dopo che fra i registri narrativi si erano insediati anche quelli di una fantascienza più matura e distopica, registi che ritroveremo in primo piano nel finale.
Il finale infine è un crescendo continuo e le ultime 4-5 puntate perdono quasi del tutto la spensieratezza che in ogni caso, a puntate alterne magari, era rimasta in tutta la serie.
La resa dei conti fra i buoni ed i cattivi, il tutto per tutto per fermare i piani di Gargoyle è azione e dramma puro.
Di più: tutti i temi cari alla Gainax (ma lo scopriremo solo qualche anno dopo con NGE) qui ci sono, e quello che si prospetta ai protagonisti  è la presentazione di una rilettura in chiave fanta-teologica (teosofica?) della storia dell’umanità intera. Dove la leggenda si fonde col mito, la tradizione biblica con la scienza ed il tutto trova una chiave di lettura fantascientifica (se fra i miei lettori c’è qualche fan di Biglino adesso sa che il suo eroe non s’è inventato davvero nulla).
Non solo, quella del finale è fantascienza alla Battlestar Galactica, alla già citata Corazzata Spaziale Yamato, in parte alla X-Files, alla Lost (forse sono riferimenti esagerati, ma alcune cose che accadono nel ciclo dell’isola sembrano vaghe premonizioni di quello che succederà, 20 anni dopo, nella serie di J. J. Abrams), sicuramente all Neo Genesis Evangelion (per i fan: qui potrete vedere il primo prototipo di Adam). E’ una fantascienza matura dove, pur intuendo come – più o meno – vada a finire, lo spettatore non da nulla per scontato sul “come” e riesce anche a lasciarsi sorprendere da qualche piccolo colpo di scena.
Emozionante è riduttivo.

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Ci sono pecche nell’opera?
Ce ne sono e diverse. Innanzitutto, forse per colpa della traduzione/adattamento, alcuni dialoghi sembrano minare la continuity logica (se Nadia dice che non mangia carne perché non sopporta che vengano uccisi gli animali, 2 puntate dopo Jean non se ne può uscire col dubbio che forse è il sapore della carne che non gradisce),  alcune situazioni sono invece paradossali (Nadia che forse ama Jean forse no, è gelosa, in Africa si prende la cotta per un guerriero ma subito dopo la delusione d’amore torna ad essere gelosa di Jean).
Alcune inutili puntate dell’isola davvero non hanno senso ed il “le abbiamo fatte per far durare la programmazione qualche settimana in più” è come se fosse scritto in sovraimpressione.
La “puntata musicale” poi ha un alto “tasso di inguardabilità”, seppure c’è da ammettere che l’idea di usare vecchi spezzoni assieme a nuove inquadrature delle stesse scene sia una sorta di piccolo “easter eggs” apprezzabile e che quella puntata ci regali la carrellata da cui è presa l’immagine sopra XD
Ma forse la cosa peggiore è  soprattutto il finale, dove Marie racconta che fine hanno fatto i nostri eroi dopo questa incredibile avventura, sembra decisamente posticcio e messo lì per consolare e rassicurare gli spettatori, dando il contentino ai maniaci dell’happy ending. Lo stesso risultato si poteva raggiungere in altre maniere e per altre vie, così davvero sembra una sbrigativa “pecetta” messa lì all’ultimo.

Il film “Nadia e il mistero di Fuzzy”, uscito nei cinema giapponesi subito dopo la conclusione della serie, invece non è manco da prendere in considerazione: decente solo nel suo epilogo è in realtà composto per un buon terzo da immagini riciclate dalla serie che staccano – fra le altre cose – con la qualità dell’animazione del film, decisamente più scadente (non fu fatto effettivamente da Gainax a quanto so).
Non aggiunge né toglie nulla alla storia, un’occasione sprecata sia di creare qualcosa di interessante con gli stesi protagonisti, sia di colmare almeno in parte il gap di 12 anni tra la fine dell’avventura ed il racconto finale di Marie.
Un vero peccato perché il plot narrativo poteva essere interessante ed alcuni spunti promettevano bene.

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Nonostante questo però, Nadia rimane una pietra  miliare nelle serie d’animazione, sia per la sua particolarità nel momento storico in cui è uscita, dove la facevano da padrone principalmente maghette e spokon, sia perché riesce a fare quello che poche altre serie (forse solo il già citato Conan il ragazzo del futuro) sono riuscite a fare: coniugare il dramma fantascientifico con la novella avventurosa, la commedia sentimentale adolescenziale con la riflessione filosofica, il visionario col già visto. il tutto senza eccedere nell’epico, tipico ad esempio delle opere di Leiji Matsumoto (di cui, sia ben chiaro sono un grandissimo fan!), o nel melodrammatico.
Tutto, o quasi, in Nadia si muove all’interno di un delicato equilibrio di registri narrativi, tematiche, tempi, stili. Tutto concorre a renderlo un’opera unica (anche perché unica nel suo genere), tanto che a distanza di 30 anni fan di tutto il mondo la ricordano, le dedicano siti e pagine social e discutono ancora di lei.

Da parte mia posso solo rammaricarmi per aver incontrato con 30 anni di ritardo quello che sarebbe stato sicuramente un grande amore, avrei dovuto incontrare Nadia quando eravamo coetanei, a 42 anni non si può perdere la testa per una 14enne, questo no, ma per la storia che ha da raccontare sì, eccome.
Una storia molto intensa, con mille domande e spunti di riflessione, un’avventura che… Com’è che faceva la sigla?
Ah sì…
“Se un ragazzo tredicenne salverà
Un’acrobata del circo della stessa età
Da una banda di cattivi che non molla mai
Che avventura favolosa tu vivrai”
Ecco, esatto.

Nadia – Il mistero della pietra azzurra
Titolo originale: Fushigi no umi no Nadia
Regia: Hideaki Anno, Shinji Higuchi
Scritto da: Hisao Okawa, Kaoru Umeno
Anno: 1990
Paese: Giappone
Genere: Animazione, Commedia, Drammatico, Fantascienza, Romantico
Produzione: Gainax, Group TAC, Sei Young
Musica: Shirō Sagisu
Durata: 24 minuti (episodio)
Episodi: 39

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